Zidane 2.0: tutti i perché del clamoroso ritorno sulla panchina del Real Madrid

Ormai ci si aspettava solo l’ufficialità della nomina di Josè Mourinho come nuovo allenatore del Real Madrid, invece Florentino Perez ha stupito tutti. Nella giornata di ieri è stato ufficializzato il ritorno di Zinedine Zidane alla guida del Real Madrid. Dopo soli nove mesi dall’addio ai Blancos, l’ex pallone d’oro ha assecondato la corte del presidente Perez ed è tornato lì dove ha vinto tutto. Il tecnico francese ha firmato un contratto fino al 2022, spazzando via le voci che lo avrebbero visto protagonista su altre panchine europee nella prossima stagione.

Zidane: “Non ho saputo dire di no, anche l’anno scorso tante cose non sono andate bene”

Si è consumato tutto nell’arco di 24 ore. Il primo segnale concreto erano state le parole di Butraguen͂o nella giornata di domenica: “Solari è un gran professionista, ma oggi parlo solo del Valladolid”. La volontà del dirigente madridista di non pronunciarsi sul futuro di Solari era un chiaro segnale che il tempo a disposizione del tecnico ex Inter era pressoché terminato. A questo punto, tutti si aspettavano l’annuncio di Mourinho, salvo poi accogliere con stupore il ritorno di Zinedine Zidane. Già nella serata di ieri è andata in scena la conferenza stampa di rito, poco più che una formalità per l’allenatore che ha portato il Real a vincere la Champions League per tre volte di fila. “Sono tornato perché me lo ha chiesto il presidente e non potevo dirgli di no. È giusto tornare oggi, come è stato giusto lasciare nove mesi fa” ha esordito Zizou, “l’anno scorso abbiamo vinto la Champions, ma abbiamo fatto anche tante cose male, come la Coppa del Re o la Liga”. Zidane ha esposto il proprio pensiero anche sui chi lo ha preceduto sulla panchina del Real Madrid in questa stagione: “Lopetegui e Solari hanno provato a fare il meglio e non è andata bene, nel calcio è così. Anche a me tante cose non sono andate bene lo scorso anno”.

Cosa ha convinto Zidane a tornare sulla panchina del Real Madrid

Il ritorno di Zidane ha sorpreso soprattutto alla luce della fermezza ostentata nel momento in cui, dopo la conquista della terza Champions consecutiva, aveva lasciato la guida dei Blancos. Solamente nove mesi dopo, eccolo nuovamente dove lo avevamo lasciato, più carico di prima. Da grande conoscitore di calcio, già nella scorsa stagione aveva notato degli scricchiolii nel gruppo, concretizzatosi con l’addio di Ronaldo e i risultati deludenti della stagione in corso. Dalle parti di Valdebebas, è chiara l’esigenza di costruire un nuovo ciclo vincente. Difficile trovare nuove motivazioni senza un ricambio di uomini all’interno della rosa e questo è stato sicuramente uno dei motivi che ha convinto Zidane a tornare. “Non ho chiesto garanzie, nessun nome. Finiamo al meglio questa stagione, poi penseremo alla prossima”, così ha spento le voci di mercato che aleggiavano in sala stampa, senza tuttavia negare una piccola rivoluzione in estate. Curiosa è anche la tempistica con la quale Florentino Perez ha richiamato il tecnico francese. La profonda stima tra i due è risaputa ma, dal momento che la stagione del Real non vive di particolari obiettivi, si poteva pensare di rimandare la scelta dell’allenatore a giugno. Così non è stato. Un ambiente esigente come quello del Bernabeu aveva bisogno di qualcosa con cui consolarsi perché le tre Champions rappresentano oramai soltanto un ricordo. Il Real vuole tornare a vincere, anzi non vorrebbe smettere mai di farlo, ecco perché Perez non si è lasciato sfuggire Zidane, l’allenatore che, in Champions, non conosce la parola eliminazione.