Juventus, Sarri: “Contento di tornare. Juve? La squadra migliore”.

Sarri in conferenza stampa: “Andare in panchina è tutto per un allenatore. Adesso dobbiamo trovare un’identità di gioco”.

Ha parlato Maurizio Sarri, in conferenza stampa, alla vigilia del match contro la Fiorentina. Finalmente l’ex tecnico di Napoli e Chelsea sarà in panchina a guidare la propria squadra dopo lo stop per una polmonite che lo ha costretto al riposo forzato. Viola nel mirino, ma anche la Champions che resta il grande sogno.

Le parole di Sarri

Il ritorno –È chiaro che per un allenatore fare allenamento e andare in panchina è tutto. Non è semplice rimanere fuori, ringrazio il nostro staff medico che mi ha coccolato per 20 giorni. Mi hanno fatto capire che era meglio fare un passo indietro per non farlo più lungo dopo. È stato pesante ma ho accettato con la consapevolezza che los taff stava facendo tutto alla grande”.

Esuberi – Io ho parlato di imbarazzo di fronte ad una scelta da dover fare sui giocatori. Avendo una lista di soli 22 giocatori per l’Europa doveva essere fatta una scelta non semplice né gratificante per me, ma era indispensabile. Fa parte del mio mestiere, può essere condivisibile o no ma era da fare. Non mi fa piacere perché sono coinvolti due giocatori importantissimi, ma dimostra anche la forza della nostra rosa. Avere la rosa ampia ci porta a scelte di questo tipo ma è anche una grande fortuna avere una rosa in cui solo un giocatore è indispensabile”.

I titolari –Io in questo momento penso al campionato, da domani sera penseremo alla coppa e tutto il resto. Siamo in una fase in cui la squadra deve trovare un’identità forte e siamo nella fase in cui è più difficile fare delle rotazioni che poi nel giro di dieci giorni diventeranno probabilmente indispensabili. In questa fase però ho privilegiato questo aspetto di dare un’identità e un assetto che non sarà quello definitivo, ma in questo momento ci dava qualcosa in più. Noi dal punto di vista del campo dobbiamo combattere con al difficoltà di avere tanti giocatori che negli ultimi mesi hanno giocato poco. Parlo degli infortuni di Khedira e Ramsey, all’inattività di Rabiot. Questo mette questi giocatori in difficoltà nei confronti di quelli che hanno avuto più continuità. L’aspetto positivo è che questo gruppo sta lavorando bene. Parlavo con la squadra ieri. Mai ho visto i giocatori rimasti per la sosta delle Nazionali allenarsi così bene, perchè è un periodo strano, dove si molla un po’. I ragazzi hanno avuto benefici fisici in questi giorni, spero di essere riuscito a fargli fare un passo avanti”.

Sui suoi giocatori

Su Emre Can – Quando un giocatore subisce una scelta simile è ovvio che devo tenere conto dell’aspetto emozionale. Bisogna dare al giocatore la possibilità di sfogarsi per poi affrontarlo con serenità. Penso di avere l’età giusta per capire certi tipi di reazione”.

Su Bentancur – Le mie sensazioni su di lui sono di alto livello in allenamento. Può fare due ruoli, lo sto provando vertice basso, ma le mie sensazioni che possa diventare in quel ruolo un giocatore importante sono molto forti”.

Su Ramsey – Viene da un infortunio serio, fino a 10 giorni fa ti avrei detto che stava indietro molto rispetto agli altri, ma negli ultimi 10 giorni ho visto grandi miglioramenti. Paga ancora un po’ di gap con gli altri, ma se la sua evoluzione fisica sarà quella degli ultimi 10 giorni tornerà presto al massimo. É un giocatore tecnico, può giocare avanti anche se io lo vedo molto più interno di centrocampo. In momento di necessità poi può anche fare mezz’ora nell’altro ruolo”.

Su Chiellini– Abbiamo perso Giorgio che era l’anima della squadra, è stata una perdita pesante anche dal punto di vista mentale. Ora il mio compito è recuperare Rugani e far adattare de Ligt al calcio italiano il più velocemente possibile. Viene da un calcio diverso, è normale sia in difficoltà. Il ragazzo deve migliorare e adeguarsi al nostro tipo di calcio, ma sono anche convinto che tra qualche mese riuscirà ad esprimere cose importanti”.

Gli attaccanti – Se Higuain gioca è perché vedo cose importanti in allenamento, mi ha fatt intravedere l’Higuain di due o tre anni fa, ha fatto bene e sta facendo bene, nella scelta non c’è niente di personale. Mandzukic in allenamento mi ha fatto vedere meno e la scelta è andata sull’argentino. É tutto frutto di quello che vedo in allenamento, di una scelta logica e non irrazionale. Poi magari quello che vedi non è vero e sbagli. Prendo 100 decisioni al giorno se ne sbaglio 3-4 la sera dormo contento, anche se un po’ mi girano. Sbagliare scelta fa parte del lavoro”.

Sui centrocampisti – Rabiot nel 2019 non ha giocato, è andato incontro al tipico calo fisico di chi non ha giocato per tanto tempo. È un ragazzo sensibile ma di grandi doti, quando ha visto che calava è andato anche un po’ in difficoltà mentale. Matuidi per noi è importante ora, ha dimostrato per dinamismo e attenzione di adattarsi meglio a quello che gli succede davanti, ai movimenti di Ronaldo. Cristiano è il gicoatore destinato a farci fare la differenze, è il giocatore più forte al mondo e gli va lasciata tutta la libertà del caso, che deve essere ovviata da chi gli sta accanto, cosa dimostrata da Matuidi che è quello che fa meglio questa cosa”.

Sui rapporti – Al Napoli avevo scelto io di non avere rapporti diretti con i giocatori, mandavo i miei collaboratori. C’era una differenza netta tra i 14 che giocavano di più e gli altri. Al Chelsea abbiamo avuto 18 giocatori sopra i 2000 minuti in campo, c’è stata una grande rotazione che all’inizio veniva fatta in Europa League perchè la sensazione era che ce lo potevamo permettere. Poi alla fine della stagione la rotazione è avvenuta in Premier perché sapevamo che potevamo vincere l’Europa League. In questo momento volendo caratterizzare la squadra in maniera forte, ho preferito andare avanti con alcuni giocatori, poi dalla prossima settimana inizieremo a ruotare. Non siamo ancora pronti a cambiarne 7, ma uno per reparto. Cominciamo così ma l’obiettivo è avere 11 giocatori interscambiabili”.

Il contorno bianconero

Sulle vittorie – Ho sempre detto che la Juventus era la squadra più forte, poi si può discutere degli episodi ma fa parte della normalità. Abbiamo perso a Napoli per 10 punti, un altro dove siamo stati fino alla fine in ballo. La Juventus è la squadra più forte dal punto di vista tecnico e societario. Stando qui due mesi mi rendo conto che la forza di questa società è nell’organizzazione e nella testa. É una squadra che archivia la vittoria in 30 secondi e va subito con la testa a quella dopo, che p una cosa che influenza tutti, dai giocatori a me. Abbiamo una mentalità feroce e voglia di vincere, che andando avanti sarà sempre più difficile“.

Sulla mamma – Mia madre non era contentissima della firma con la Juve. Mia nonna abitava a Piazza Alberti a Firenze, la fede della famiglia era viola. Io ho mille ricordi intorno a quello stadio, ora vedo solo l’ultimo dove ci ho lasciato uno Scudetto. Lo devo velocemente sostituire con uno positivo”.

Sul lavoro – Non sono qui per replicare quello che ho fatto in altre squadre. Ha una diversa filosofia, non voglio andare contro le caratteristiche dei miei giocatori, verrà fuori una squadra con un carattere definito, abbiamo provato cose in allenamento che ho visto nell’ultima partita. Con questo modo di giocare è difficile gestire le partite abbassandosi, dobbiamo cambiare la gestione di alcuni momenti della partita, da improntare sul possesso palla. Abbassarsi e aspettare gli avversari vicino all’area diventa pericoloso, non è quello che proviamo. Questa squadra rimarrà sempre più fisica e meno palleggiatrice di altre mie squadre, ma non bisognerà straniarla. Voglio che seguano le mie idee ma non voglio stravolgerla, perchè ha una precisa identità”.

Sull’esordio – Paura la avevo 20 giorni fa quando non respiravo bene. Sono sempre stato molto coinvolto, non lo reputo il mio esordio, poi i dottori non mi hanno mandato in panchina per non essere stressato ma mi sono sempre sentito coinvolto nella preparazione della partita e di tutto il contorno, anche se la delega nei confronti dello staff era ampia. Tornare in panchina a Firenze a 15 minuti da casa mia mi fa estremamente piacere”.

La partita contro il Napoli – L’ho vissuta come un pesce nell’acquario. Mi è dispiaciuto per Kalidou l’autogol, ho pensato che abbiamo vinto per un episodio fortunoso una partita che meritavamo di vincere. Abbiamo corso più degli avversari. Abbiamo avuto un calo mentale, preso due gol su palle inattive per distrazioni, quando aspetti il Napoli in area il pericolo c’è. Non siamo al top fisicamente, possiamo fare di più”.