Sarri, gioco bello o gioco efficace? Il vero compromesso è il gruppo

Maurizio Sarri ed il suo Chelsea hanno vinto, anzi stravinto, la Uefa Europa League 2018/2019. Questo è il primo titolo continentale per l’allenatore italiano che, sempre prediligendo il bel gioco, ha saputo adattarsi anche all’utilità, per venire in contro ai suoi giocatori e regalare alla Londra sponda Blues una stagione da sogno.

Il “vecchio” Sarri

Maurizio Sarri ci ha mostrato in Italia che il “bel gioco” non è questione di interpreti grandiosi, ma di volontà. Prima ad Empoli e poi a Napoli, ha saputo mettere in scena spettacolo e precisione, quasi maniacale nei suoi schemi, soluzioni, metodi e filosofia. Bene, anzi, benissimo con l’Empoli, ancora meglio a Napoli, dove ci ha mostrato veramente cosa fosse in grado di fare. Amatissimo dai tifosi partenopei, ma criticato dagli altri perchè poco vincente, ha portato il Napoli a fare record di punti in Serie A. Il suo gioco non ha mai lasciato dubbi: un orchestra che si muove all’unisono, un disegno perfetto di geometrie con il pallone e movimenti senza palla. Sempre metodico nella scelta degli interpreti, sempre i soliti e poco spazio alla panchina. Tutto questo lo ha portato in alto, molto in alto, facendo innamorare di lui gli amanti del calcio tiki-taka, quelli del “Guardiolismo”, quelli che poi lo ridefiniranno in “Sarrismo”. Tutto bellissimo, mancano solo i trofei.

Il “nuovo” Sarri

Dopo l’ultima stagione a Napoli qualcosa andava cambiato. Il suo ciclo si era concluso e lui era diventato uno degli allenatori più importanti alla ribalta del panorama europeo. E così la Premier League, il Chelsea. Una scelta difficile, ma condivisa da molti guardando ai risultati ottenuti dal suo maestro alla guida del Manchester City. Subito un “boom” con ben 14 partite senza nemmeno una sconfitta tra campionato ed Europa, poi la frenata e quindi la ripresa. Ed è proprio nella frenata che Sarri ha modificato il suo stile di gioco, adattandosi molto di più alle caratteristiche dei suoi interpreti ma senza mai abbandonare quel concetto di collettivo che ha reso grandi i suoi giocatori. Il gruppo, un mantra che Sarri non abbandonerà mai. Attraverso il gruppo si cresce, mentalmente e tecnicamente. Attraverso il gruppo si vince e si colma il gap con le squadre più forti. Forse il gioco del Chelsea non sarà spumeggiante come quello del suo vecchio Napoli, ma sicuramente non è meno efficace.