Mauro Icardi e l’Inter: ciò che è stato e ciò che poteva essere 124 gol dopo

Lo sbarco all’Inter

Mauro Icardi e l’Inter, un’unione che proseguiva ormai da molto tempo, da quando l’allora dirigente neroazzurro Marco Branca fu folgorato dalle sue prestazioni in maglia blucerchiata nel lontano 2013. Tredici come i milioni spesi per accaparrarsi la giovane promessa di Rosario, cresciuta nella cantera per eccellenza, quella del Barcellona, e prelevato da essa solamente per 300 mila euro dalla dirigenza della Sampdoria dopo un inseguimento di lunga durata risalente agli ultimi anni di Fabio Paratici da direttore sportivo blucerchiato prima dell’esperienza bianconera. Tanti gli allenatori passati, tanti sempre i gol fatti. Bomber di razza, di vecchio stampo, implacabile negli ultimi undici metri quanto migliorabile nella costruzione della manovra e nel gioco di squadra.

La sua avventura in neroazzurro

Partito con il partner perfetto, El trenza Rodrigo Palacio, rivelatosi l’unico vero attaccante in grado di affiancarlo grazie alla sua estrema intelligenza calcistica. Da quando ha iniziato a “carburare” con la maglia della Beneamata non è mai più uscito dal campo: da Mazzarri a Mancini, da De Boer a Spalletti passando per Pioli, tutti hanno incentrato il gioco della squadra su di lui. Mauro Icardi infatti è stato il catalizzatore di questa squadra, stella polare e limite al contempo. Si perchè nel calcio moderno non basta più segnare (nulla da obiettare, i numeri parlano chiaro), è conditio sine qua non il saper aiutare la squadra, partecipare alla costruzione, aprire gli spazi ed essere il primo difensore durante la costruzione della manovra avversaria.

La scelta di Mancini

In un Inter povera di talento, ma sopattutto dopo il ritiro di capitan Zanetti ed il declassamento di Andrea Ranocchia (lodevole il suo comportamento nel corso degli anni), Roberto Mancini prese la decisione di nominare lui come capitano. Un pensiero l’aveva posto in Joao Miranda, appena arrivato dall’Atletico Madrid del Cholo Simeone, ma ancora acerbo del mondo Inter. Un capitano giovane, inesperto, ma che ci ha provato davvero con impegno a dimostrarsi all’altezza della situazione, senza però esserci riuscito. Non ha mai preso per mano interamente uno spogliatoio, che ha sempre evidenziato una certa spaccatura all’interno. Forse questa è la causa principale degli insuccessi di questi ultimi anni oltre la carenza tecnica, perchè si sa, il calcio è uno sport di squadra, non di singoli: il gruppo è fondamentale.

C’eravamo tanto amati…

Tra rinnovi discussi in modi poco conformi al ruolo di capitano e dichiarazioni della moglie-agente Wanda Nara, poco inclini a formare un clima disteso nello spogliatoio, si giunge al post-partita del 9 febbraio 2019, serata di Parma-Inter: la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si perchè due giorni dopo la società comunica tramite un tweet la decisione del declassamento di Mauro Icardi, nominando Samir Handanovic come nuovo capitano. Da lì in avanti, per più di 50 giorni, l’ex capitano non scenderà più in campo con la maglia dell’Inter ufficialmente per un problema al ginocchio da lui evidenziato. Anche quando l’equipe medica neroazzurra riteneva che l’attaccante rosarino fosse pronto, l’indisposizione continuava. Si è giunti ad una convocazione mediata dagli avvocati, un imbarazzo generale che non può assolutamente riguardare una società di calcio. Spalletti la definì umiliante come situazione. Al termine della stagione il numero 9 indossò nuovamente la propria casacca, salutando la sua avventura neroazzurra con un rigore sbagliato in Inter-Empoli, ultima giornata di campionato decisiva per la qualificazione Champions.

L’epilogo inevitabile: la partenza

Un rigore sbagliato può essere l’immagine perfetta per delineare l’evolversi della sua storia interista. Da essere l’Inter per molti anni, ha provato ad essere più importante della stessa società, fallendo l’ultimo passo che l’avrebbe portato a consacrarsi nella storia dell’Inter. In poco tempo ha perso tutto: fascia, numero (9) e maglia. Una situazione spigolosa, insopportabile ed insolente per tutte le componenti: società, tifosi e lui stesso. Fuori da un nuovo progetto tecnico che ha eliminato le mele marce (così ritenute) delle gestioni precedenti (Perisic, Nainggolan…), ha provato in ogni modo a non sentire ed a contrapporsi alle decisioni della dirigenza fino ad arrivare all’estremo tentativo: la causa. Estremo perchè è sia il limite ultimo possibile insorpassabile, ma soprattutto il finale della sua avventura all’Inter