Lucas Leiva nei guai: frasi offensive ad un disabile post Milan-Lazio

Il post partita di Milan-Lazio è stato infuocato. Dopo le polemiche per alcune decisioni dell’arbitro Rocchi, alla fine della gara, è scoppiata una rissa che ha visto coinvolti numerosi giocatori di entrambe le squadre. Successivamente, è avvenuto l’episodio di Kessiè e Bakayoko che, sotto la curva, hanno mostrato la maglia di Acerbi. E, infine, Lucas Leiva che ha rivolto frasi offensive nei confronti di un disabile.

Lucas Leiva: l’episodio e la decisione del giudice sportivo

Alla fine di Milan-Lazio, Lucas Leiva ha proferito le seguenti parole verso l’addetto stampa del Milan in sedia a rotelle: “Stai seduto e zitto”. Una frase vergognosa da parte del centrocampista brasiliano che è stata sentita dall’ispettore della Lega ed è stata messa a referto. Nella giornata di ieri, il giudice sportivo ha emesso la sentenza e gli ha commissionato 10 mila euro di multa per aver rivolto frasi offensive nei confronti dell’addetto stampa del Milan. Un episodio passato inosservato rispetto alla maglia di Acerbi, mostrata da Kessiè e Bakayoko sotto la curva al fischio finale: per loro, nessun provvedimento, ma la procura federale ha aperto un’indagine sul comportamento dei due giocatori rossoneri. Per quanto riguarda la rissa finale, invece, sono stati sanzionati con 10 mila euro di multa anche Bertolacci, Kessiè, Musacchio, Patric e Luiz Felipe.

La smentita di Lucas Leiva

La risposta di Lucas Leiva arriva tramite i Social Network. Il centrocampista brasiliano, attraverso Instagram e Twitter, nega e smentisce categoricamente di aver detto quelle parole offensive nei confronti dell’addetto stampa rossonero: “Mi preme chiarire in modo chiaro che le accuse rivolte recentemente alla mia persona su eventuali fatti nel post partita di Milano, sono totalmente false ed infondate. È mia premura evidenziare in modo perentorio tale fatto increscioso e totalmente falso nei miei confronti, in quanto in dieci anni di carriera non mi sono mai permesso di mancare di rispetto a nessuno. Ciò non fa assolutamente parte del mio comportamento professionale e altresì offende non solo terzi ma anche me a livello umano. Sicuramente in una partita di calcio, preso dalla tensione agonistica, posso aver detto molte cose, ma c’è sempre un limite che giammai mi son permesso di superare, in quanto la mia educazione fondata su rispetto e buon senso non mi farebbe mai tollerare tale condotta”.