Liga, la rivolta dei capitani contro le partite negli USA

epa06715943 FC Barcelona's striker Lionel Messi (L) and Real Madrid's defender Sergio Ramos (R) react after the Spanish Primera Division soccer match between FC Barcelona and Real Madrid at Camp Nou in Barcelona, Spain, 06 May 2018. EPA/ALEJANDRO GARCIA

LIGA, LA RIVOLTA DEI CAPITANI CONTRO LE PARTITE NEGLI USA

Nei giorni scorsi è arrivato un annuncio della Federazione spagnola che ha stupito il mondo: da questa stagione una partita di Liga (con protagonisti Real Madrid o Barcellona) sarà disputata negli USA. La decisione è frutto di un accordo tra il presidente della Federazione Javier Tebas e l’agenzia organizzatrice Relevent (la stessa della International Champions Cup).

Le motivazioni? Si va da quella più nobile di diffondere la passione del calcio nel mondo a quella meno romantica ma prevalente delle notevoli entrate in termini di denaro. Tutto perfetto insomma se non fosse che la Federazione ha dimenticato un piccolo dettaglio: confrontarsi con i maggiori protagonisti dell’evento, ossia i calciatori.

LA POLEMICA

Proprio i calciatori, tuttavia, non sembrano particolarmente soddisfatti della novità introdotta dalla Federazione. Non è tanto per un qualche problema a disputare un match negli USA quanto per essere stati vittima di una decisione imposta dall’alto.

Il presidente dell’AFE David Aganzo (ex attaccante) ha annunciato una protesta formale a cui potranno seguire delle azioni più concrete. I calciatori potrebbero addirittura decidere di boicottare la partita organizzata in America, causando danni rilevanti per tutti.

Tra le principali motivazioni addotte per questa netta opposizione ci sono i problemi legati agli orari di certe partite, al clima proibitivo e alla mancanza di riposo diretta conseguenza di lunghi voli in aereo e cambi di fuso orario.