Juve, si pensa già al domani: dai dubbi su Allegri, al mercato con Ramsey

Ripensando al sorteggio dei quarti di finale di Champions, in molti avevano parlato di urna benevola per la Juventus di Allegri. È proprio questo il motivo per il quale l’eliminazione contro l’Ajax ha lasciato un segno indelebile, spalancando le porte ad infinite discussioni da bar ma anche a profonde riflessioni nella dirigenza bianconera. Senza tanti giri di parole, sulla graticola ci finisce di diritto Massimiliano Allegri, impotente di fronte allo strapotere tattico e fisico dei Lancieri di ten Hag. Vero è che in campo vanno sempre i giocatori e imputare troppe colpe all’allenatore è una soluzione troppo semplicistica. Agnelli ci ha messo la faccia nel post partita, confermando il tecnico toscano anche per la prossima stagione. Con l’ottavo scudetto consecutivo in ghiaccio, Paratici e Nedved sono già al lavoro per costruire la Juventus 2019/20, consapevoli del fatto che un altro fallimento europeo sarebbe mal digerito da tutto il mondo filo bianconero.

Il beneficio del dubbio sulla conferma di Allegri

Se si pensa alla Juventus della prossima stagione, non si può non partire dall’allenatore. Già si è detto della conferma verbale del presidente Agnelli nel post Ajax, avallata dallo stesso Allegri poco dopo. Il che lascia spazio a poche elucubrazioni mentali, se non fosse per l’indiscrezione d’oltremanica legata al ritorno di Antonio Conte. Scoop giornalistico a parte, sembra impensabile che uno dei primi cinque club al mondo non prenda spunto dal doppio confronto contro l’Ajax per trarre delle considerazioni sul futuro della squadra. La Juventus, storicamente, ha sempre creduto nella durata dei contratti e la scadenza giugno 2020 del legame con Allegri potrebbe prevalere su qualsiasi ragionamento. Tuttavia, anche tra i sostenitori del tecnico livornese aleggia un po’ di sfiducia e diffidenza. La partita a scacchi con ten Hag si è risolta clamorosamente a favore dell’allenatore dei Lancieri, superiori sia ad Amsterdam, che allo Stadium. Giusto riempiere di elogi gli olandesi, ma non è corretto nascondere le lacune bianconere dietro ai meriti dell’Ajax. Allegri ha fallito la preparazione alla gara sia dal punto di vista tattico, che fisico. L’affare del secolo che ha portato Cristiano Ronaldo all’ombra della Mole ha accresciuto la competitività continentale della Juventus e, al contempo, caricato di responsabilità tutta la squadra, allenatore compreso. Inutile nascondersi, questa eliminazione è figlia dell’ennesimo fallimento tattico e, alla luce di questi eventi ci si aspetterebbe una presa di posizione forte da parte di una società ai vertici del calcio mondiale, come la Juventus.

Il punto sulla rosa della Juve, tra infortuni e mercato

Chiellini, Caceres, Khedira, Douglas Costa e Mandzukic erano i nomi presenti  nella lista degli indisponibili per la gara di ritorno contro l’Ajax. Oltre le pesanti assenze, la Juventus ha pagato una condizione fisica nettamente inferiore agli olandesi, che si è palesata in maniera evidente nel secondo tempo della sfida dello Stadium. Arrivare ai mesi di marzo e aprile al top della forma atletica è una prerogativa per chiunque voglia ambire a vincere la Champions League. Se a questa considerazione aggiungiamo i 40 infortuni stagionali che hanno colpito la rosa bianconera, è facile comprendere che qualche errore di valutazione è stato compiuto dallo staff tecnico. Da tenere ben presente è anche l’età media della squadra. Gli infortunati Chiellini, Caceres (discutibile rimpiazzo di Benatia), Khedira e Mandzukic sono giocatori ultratrentenni e non sono gli unici ad aver superato la soglia dei trenta tra le fila juventine. L’ufficialità dell’approdo di Ramsey è senza dubbio una notizia che profonde ottimismo in ottica futura, ma l’aspetto generazionale non può essere trascurato dalla dirigenza. Ben vengano giovani di belle speranze come Romero, o ancor meglio Joao Felix, magari sfruttando il canale preferenziale con Mendes. È chiaro che a livello psicologico la Champions non possa essere vissuta come un obbligo. Ma Ronaldo non è eterno e il tempo stringe.