Julio Cesar dice addio: sognava il rossonero, è diventato grande in neroazzurro

Julio Cesar dice addio

Julio Cesar dice addio al calcio dopo 21 anni e 34 trofei conquistati.

Júlio César Soares Espíndola, per tutti Julio Cesar, l’Acchiappasogni per i tifosi interisti, ha appeso guanti e scarpini al chiodo. Il portiere brasiliano ha disputato la sua ultima partita questa notte con la maglia del Flamengo, dove tutto era cominciato: al Maracanà. Con il ritiro del portiere brasiliano il calcio perde uno dei migliori (per molti, me compreso, il migliore ndr.) portieri del calcio moderno, uno dei precursori della teoria secondo la quale il portiere deve saper usare i piedi come gli altri 10 giocatori, uno capace di volare in cielo come pochi altri.

Si potrebbe parlare per ore di Julio Cesar, di quello che ha rappresentato per l’Inter, per il Brasile e per il ruolo del portire in generale. Arrivato in punta di piedi in italia ha attraversato una stagione complicata nel Chievo senza giocare, per poi stregare Mancini e il Meazza, diventando il portiere dei successi neroazzurri. Professionista esemplare, vero esempio di attaccamento alla maglia, è rimasto nei cuori di tutti i suoi tifosi per la tenacia e la dedizione alla causa, oltre che per l’enorme talento. Emblematico, in questo senso, ciò che accadde nell’andata degli ottavi di Champions del 2010 contro il Chelsea: reduce da un incidente stradale, volle scendere in capo ad ogni costo per dare il suo contributo. Sono gesti come questi, oltre alle mirabolanti parate, che hanno reso Julio un’icona.

Migliaia sono i ragazzi cresciuti avendo negli occhi gli interventi di Julione e altrettanti quelli che hanno deciso di indossare i guanti per provare a imitarne le gesta. Indimenticabili alcuni interventi come quello sul tiro di Messi al Camp Nou oppure i rigori parati contro il Cile nel Mondiale del 2014, che hanno fatto esultare milioni di persone. L’Acchiappasogni era sì bravo con le mani, ma anche i piedi erano da brasiliano vero: si narra infatti che in Nazionale, l’allora ct Dunga, lo utilizzasse come centrocampista nelle partitelle di allenamento. Ha introdotto un modo nuovo di interpretare il suo ruolo, un modo che oggi è diventato la consuetudine: a tutti i portieri è ormai chiesto di saper giocare con i piedi, proprio come faceva Julio.

Gli inizi al Flamengo

Fin da bambino Julio sognava di esordire al Maracanà con la maglia della sua squadra del cuore, il Flamengo. Dopo una lunga trafila nel settore giovanile rossonero, ecco l’esordio in prima squadra a soli 17 anni, in una partita non banale: si giocava Flamengo-Fluminense, il derby. Il numero 12 entra a partita in corso, dimostra grande personalità e para un rigore: è l’inizio di una carriera trionfale che lo porterà sulla vetta del mondo. Dal 2000 diventa titolare indiscusso e vince 4 campionati con la maglia rossonera che gli valgono la chiamata in Nazionale per giocare la Copa America: il Brasile vince e Julio Cesar è assoluto protagonista con parate incredibili.

L’arrivo in Italia e i successi con l’Inter

E’ il gennaio del 2005 quando Lele Oriali lo porta a Milano. L’inter però, non avendo posti disponibili per nuovi extracomunitari, lo manda in prestito al Chievo. In estate il portiere torna all’Inter e da lì non si muoverà per i successivi 7 anni. L’esordio arriva alla prima partita del nuovo campionato ed è subito clean sheet. Con Mancini in panchina diventa titolare al posto di una leggenda come Toldo e vince, vince, vince sempre. Con l’Inter, l’Acchiappasogni vince 5 scudetti, 3 coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Mondiale per Club e la Champions League.

Negli anni interisti le prodezze sono centinaia, servirebbe un libro per raccontarle tutte. Iconica la doppia parata su Cafu e Seedorf in un derby del 2006, oppure il rigore parato a Ronaldinho nel derby di ritorno del 2010. Come invece dimenticare il salvataggio su Robben nella finale di Madrid oppure quello su Ribery all’Allianz Arena negli ottavi del 2011? Il vero capolavo di Julio Cesar rimarrà però la parata su Messi al Camp Nou, talmente bella e incredibile che neppure oltre 50 telecamere riuscirono a riprenderla in modo perfetto.

Il 30 agosto 2012, dopo aver risolto il contratto con l’inter, Julio calpesta il prato di San Siro per l’ultima volta, fra le sue lacrime e quelle di milioni di tifosi.

Dal QPR all’ultimo atto con il Flamengo

Dopo gli anni a Milano, Julio vola in Inghilterra al QPR, dove rimarrà 2 anni. Dopo una parentesi di pochi mesi a Toronto, è il Benfica a ingaggiarlo nel 2014. Con le Aquile portoghesi vince due scudetti, il primo da protagonista e il secondo in compartecipazione con il giovane Ederson. Detto addio anche ai portoghesi, l’estremo difensore torna in Brasile, dove tutto era cominciato 21 anni prima: il Flamengo lo riaccoglie e lo celebra nelle ultime gare da professionista. Questa notte, alla 1.50 italiana, arriva il fischio finale della carriera dell’Acchiappasogni che, anche nell’ultima battaglia, tiene inviolata la porta con due grandi interventi. Il Maracanà si alza, applaude e rende omaggio ad uno dei portieri più grandi di sempre.

E’ stata una notte intensa, piena di emozioni, di tristezza e commozione, ma anche di gioia nel celebrare una persona incredibile, ancora prima che un grandissimo portiere. Tanti non hanno trattenuto le lacrime (me compreso ndr.) nel salutare per l’ultima volta le prodezze del portiere con cui sono cresciuti, ma tutto non poteva che concludersi in una grande festa in suo onore.

Julio Cesar rimarrà per sempre nell’Olimpo degli Dei della porta, oltre che nei cuori di milioni di persone che hanno tifato per lui nel corso degli ultimi 21 anni. Obrigado Julio… Grazie.