ESCLUSIVA C&MT8, Marco Ragini: “Il calcio italiano è arretrato. Vissute esperienze splendide, ma sogno l’Inghilterra!”

Giramondo, maestro di calcio, avventuriero ma non solo: si presta così agli occhi del popolo Marco Ragini. L’allenatore sammarinese ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni, raccontandoci spezzoni della sua carriera, opinioni ma non soltanto. Una chiacchierata che ci ha portato a conoscere meglio la mente ed il cuore di un allenatore passato dalla vicina Svizzera, al Congo ma anche per Lituania ed Olanda: il tutto senza dimenticare la nuova avventura in Mongolia. Lasciamo adesso libero spazio all’ex tecnico tra le altre di Bellinzona e Dainava Alytus.

L’INTERVISTA

A che tipo di calcio hai assistito durante le tue esperienze in Africa? E nelle altre?

È un calcio in cui tecnicamente sono dotatissimi ed atleticamente non ne stiamo neanche a parlare. Avevano bisogno di senso tattico, ma una volta capito come dovevano giocare la disciplina a livello tattico era importante: 3-4 dei miei ex giocatori sono in Europa. Una grande soddisfazione per me. In Slovacchia, Svizzera e in Lituania e pure in Olanda curano molto il profilo individuale, specie a livello fisico. Si fa poca tattica. Si esagera molto con un ritmo per loro incalzante. È quello che manca all’Italia, infatti nelle partite non c’è ritmo. Lì all’estero dal primo all’ultimo minuto si va a cento all’ora: ma questo è determinato dalla tipologia di allenamento. Delle carenze dal punto di vista tattico ci sono, ma lo spettatore rimane col fiato sospeso fino all’ultimo mentre da noi ci sono grandi pause.

Il calcio italiano manca di spettacolarità?

Non è un caso il fatto che non ci siamo qualificati alla fase finale del Mondiale. Basta guardare la formazione dell’Italia allo spareggio contro la Svezia, quella è la miglior formazione. Giocatori come Parolo o De Sciglio sono buoni giocatori, ma non posso rappresentare un movimento sportivo importante quale quello italiano. Il gioco italiano è parecchio lento, anche se ci sono dei minuti di furore agonistico in cui si accende la partita: ma quante pause ci sono? Sono enormi. A Coverciano ho avuto modo di parlare con personaggi quali Baggio e Trésor e loro sono concordi con me su questo discorso. Qui in Italia si è basato tutto su una grande e solida difesa. Adesso nei settori giovanili, rispetto a quelli esteri, tranne in società come Juventus o Roma ad allenare i ragazzi è gente inesperta. Deve essere un allenatore molto bravo ad allenare i ragazzi ed uno bravo ad allenare le prime squadre. Poi chi ha più visibilità è l’allenatore bravo, ma il lavoro grosso lo fa quello delle giovanili ossia l’istruttore di calcio. Purtroppo questa è una figura che non si trova nei corsi di Coverciano, invece in Svizzera è presente. Siamo sulla strada sbagliata, da tanto tempo.

Riguardo la fase difensiva delle varie squadre cosa ne pensa?

Quando ero giovane mi piaceva molto andare a visionare gli allenamenti e vedere sopratutto cosa facevano fare ai difensori. Prima di tutto devono saper svolgere il proprio lavoro, poi chi ha delle qualità fa altro. Qua ai difensori non insegnano ancora a marcare, dal punto di vista tattico abbiamo saltato questo step. Errori che alla fine, al ricambio generazionale, vanno pagati. C’erano difensori come Cabrini, Baresi o Scirea con i quali non vedevi il pallone. Attualmente si usa definire Bonucci come un Dio in terra un pò come Chiellini, entrambi in un contesto importante, ma che non sono dei super difensori.

Siamo ancora un paese calcistico all’avanguardia?

Pensiamo di esserlo, ma non è così. Specie per me che ho avuto modo di girare e vedere situazioni differenti.

Passiamo un pò a lei. La sua nuova avventura sarà in Mongolia: che sensazioni ha?

A quanto pare se non mi sposto di almeno nove mila chilometri non mi accontento! È stata un opportunità che è arrivata, inoltre ho sempre sognato di andare in Asia: mi ha sempre affascinato. Quello mongolo non è un campionato asiatico di prima fascia, intravedo questa possibilità come la porta d’ingresso ai campionati di fascia maggiore sempre nel continente asiatico. Spero e voglio fare una buona annata sotto il profilo calcistico, vorrei lasciare un buon ricordo sperando anche di poter accedere a campionati di nazioni con maggior prestigio. Lascio una porta aperta al ritorno in Europa, difficilmente in Italia.

Possiamo quindi profetizzare un futuro in Chinese Super League per lei?

Dipende da me e da come andrà la stagione. Il campionato della Mongolia ha un bacino d’utenza che si espande anche in Cina e Russia. Ciò mi da l’input per pensare ad un eventuale approdo a livelli maggiori. Il mio sogno nel cassetto sarebbe allenare in Inghilterra. Chiedere la panchina in Premier League sarebbe troppo. Lì anche i campionati minori, ad esempio la Championship, hanno grande fascino.

 

Ringraziamo ancora mister Ragini per la sua enorme disponibilità ed auguriamo a lui ed al suo entourage un buon campionato alla guida dell’Ulaanbaatar.