ESCLUSIVA CMT8- Ezio Capuano, l’arte dell’allenare: “Io al Real Madrid? È una provocazione che mi lusinga.”

Allenatore dal carisma coinvolgente, fine tattico, stratega, sportivo sopra le righe e dalle mille sfaccettature. La carta d’identità dice cinquantatré, la panchina ventotto: ancora non avete capito di chi stiamo parlando?

Ezio Capuano, in arte “Il Belzebù di Eboli”, come qualcuno lo aveva definito agli inizi della sua carriera.

La storia ce lo descrive come un singolare “inventore”, un amante del 3-5-2 e di un calcio all’avanguardia, spesso “romantico”, ma di sicuro moderno. Con gli anni abbiamo imparato a conoscere il suo pensiero, anche grazie alle dichiarazioni e alle sfuriate in conferenza stampa, ormai diventate un cult sul web. A tratti imprevedibile- proprio come le sue squadre-, estroverso, quasi mitologico, Ezio si è concesso alla Redazione di calciomercatot8.com con una breve intervista, dandoci la possibilità di spaziare sul suo passato alla Sambenedettese, di far luce sulle controversie con la Dirigenza, di confrontarci col suo concetto di calcio e di allenatore.

L’ESONERO ALLA SAMBENEDETTESE, UNA SCELTA FOLLE:

Quello che è successo a me, non è mai successo nella storia del calcio! A memoria d’uomo, un esonero ad una giornata dalla fine del campionato e con il secondo posto in classifica, è pura follia! Dopo tutto, non venivamo da una striscia di risultati negativi. Abbiamo semplicemente perso una partita in maniera inopinata in casa con l’Albinoleffe. Il mio esonero esula dal campo: il presidente e i giornalisti, in particolare un certo ‘uomo dei numeri’, non vedevano l’ora di vedermi fallire e, visti come sono andati i fatti, non hanno saputo neanche come giustificarlo. Nel calcio, però, ci sono i risultati, dal valore inconfutabile ed incontrovertibile.

Ezio Capuano sulla panchina della Sambenedettese

Ho preso una squadra ottava e che, a 90 minuti dalla fine, era al secondo posto e non mi hanno neanche dato-come se non bastasse- la possibilità di giocarmi la Serie B. Spero solo che la SanBenedettese riesca a raggiungere questo obiettivo, altrimenti chi ha preso questa decisione folle dovrà riportarsi dei rimorsi per tutta la vita. È stato un torto fatto ad una persona con grandi principi e dignità che, se deve dire una cosa, in questo mondo di ipocrisia e di falsi, non si tira mai indietro. Spero solo che questa decisione sia quella giusta, io la ritengo folle! Non ha assolutamente riscontri calciatici, altrimenti, se così fosse, bisognerebbe ricoverare ad Alcatraz tutti coloro che concordano con tale follia. La mia dignità non l’ho mai barattata con niente e con nessuno. Il mio nome in trent’anni non è stato mai accompagnato da una nefandezza e di questo ne vado fiero!”.

CHI E’ L’UOMO DEI NUMERI?

“Lo chiamavano così. Insieme al presidente, due giornalisti non aspettavano altro che un mio fallimento fin dal primo giorno: uno che lavora per una televisione locale e un certo ‘uomo dei numeri’, ‘lo scienziato’; questo era il suo soprannome. Spero solo che quest’ultimo, nei pochi anni che gli rimangono da vivere, possa vedere la Sambenedettese in B. Se fossi un tifoso, un po’ di rimorso e rancore lo proverei.”.

 

EZIO CAPUANO: IO NON HO MAI FALLITO

Io penso di non aver mai fallito un campionato. Molti mi dicono ‘Ezio hai vinto poco’. Bhe, partiamo dal presupposto che ho vinto! A mio parere, un allenatore va valutato in base al materiale umano che ha a disposizione e come riesce a plasmarlo. Mi sono sempre distinto per risultati ottenuti e valorizzazione di giocatori- come Monaco, Tremolada, Popescu e Bellomo– che, ora si prendono i meriti ma, a San Benedetto, prima del mio arrivo, nessuno li conosceva.”.

 

TANTE ESPERIENZE, UN SOLO OBIETTIVO: FAR FELICE UN POPOLO

Ezio Capuano, ai tempi di Arezzo

“Io ho allenato ovunque. Al momento ricordo con più affetto l’esperienza a Sambenedetto in quanto ultima. Ho sempre lavorato per far felice un popolo. Io mi preoccupo della gente che fa i sacrifici per andare a vedere una partita e trova nel calcio l’emozione che condizionerà tutta la sua settimana. Per questo motivo cerco sempre di creare un rapporto forte e significativo con i tifosi che ho il piacere e l’onore di rappresentare. Infatti, non sono mai entrato in contrasto con i sostenitori.”.

 

MEGLIO LA LEGA PRO O LA SERIE A?

“Una cosa è certa: più si scende di categoria, più è difficile allenare. L’allenatore di Serie A si occupa della gestione di una squadra: i giocatori sono più prearati, hanno più conoscenza della tattica individuale e di squadra. Tanti sono gli allenatori sopravvalutati e sponsorizzati che allenano per opera dello Spirito Santo.”.

 

LA FIGURA DELL’ALLENATORE PER CAPUANO: TRA IL TOTEM FREUDIANO E ROBIN HOOD

Ezio Capuano dà indicazioni ai suoi giocatori dalla panchina

“L’allenatore deve essere un garante, un totem e un capo nello spogliatoio. Si deve comportare in maniera equa con tutti i giocatori che ha a disposizione, indipendentemente dalle loro potenzialità e dal loro talento. Se mi concedete questo esempio, l’allenatore, a mio parere, deve essere come Robin Hood: rubare al ricco per dare al popolo. Cosa intendo? Persona con grande equilibrio interiore, impertubabile, sempre sé stesso, non ipocrita e capace di gestire l’essere umano, quindi il giocatore, che assicuro non è così semplice.”.

LA VITTORIA E’ CENTO PARI, LA SCONFITTA E’ ORFANA

“È una mia celebre frase, ripresa più volte da un cronista Sky: quando si perde la colpa è sempre di noi allenatori, considerati gli anelli deboli dell’intero sistema; quando si vince il merito è di tutti. Ed è ciò che accadeva a Sambenedetto. La sconfitta veniva attribuita solo a ‘Capuano’, il merito della vittoria al presidente, ai suoi adepti e discepoli.”.

EZIO CAPUANO: HA UN TOTEM DA SEGUIRE?

“Non ho miti. Seguo solo me stesso.”.

LA DEFINIZIONE DI CALCIO SECONDO CAPUANO

Ezio Capuano, al suo esordio con la Sambenedettese contro Ravenna. Partita vinta per 2-1

“Arrivo allo stadio alle otto di mattina e torno a casa dodici ore dopo. Lavoro una giornata intera: ricerco in maniera spasmodica ed ossessiva la perfezione attraverso il mio staff. Vivo per la mie squadre e cerco con il lavoro di arrivare al risultato. Io amo il calcio vero e pragmatico; non il tiki-taka, i dieci passaggi consecutivi. Questo sport si racchiude solo in un unico comune denominatore: i risultati; il resto è tutto aria fritta, parole con lo scopo di ‘prendere per i fondelli’ tutti gli ascoltatori. Il calcio lo racchiudo in tre semplici parole: risultati, pragmatismo ed equilibrio.”.

E QUELLE VOCI SUL REAL …

“È normale che si tratta di una provocazione ma mi lusinga. Pur essendoci più di due milioni di allenatori al mondo, il nome accostato al Real Madrid è il mio. Ripeto: è una provocazione ma, in questo caso, non si evincono solo le qualità tecniche dell’allenatore ma quelle umane. In una frase? Tanta roba!”.