Suso: “Sento che la nazionale mi appartiene”

Dalla Spagna Suso, intervistato da Marca, parla della sua nazionale, del Milan di Gattuso e di come la Serie A è stata, ed è tutt'ora, fondamentale nel suo percorso di crescita.

Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, a tutti noto come Suso, sta vivendo un periodo di forma strepitoso, dopo i fantasmi inglesi e una prima stagione in Italia sotto le aspettative. Cinque gli assist nelle ultime sette partite al Milan conditi anche da due gol. Anche con la Roja continua a convincere, due assist in nazionale.

Sta ricevendo, meritatamente, molte attenzioni anche dai quotidiani spagnoli, come Marca che lo ha intervistato. Nell’intervista il fantasista di Cadice ha parlato di Gattuso, della Serie A e di Luis Enrique (ct Spagna).

“Ho il DNA della nazionale”:

Importante per Suso è la gara di domani contro l’Inghilterra:“Sono un’avversaria molto forte, sanno per cosa giocano. Hanno giocatori molto giovani che stanno migliorando molto. Ne ho incontrati molti al Liverpool: è una nazionale che sta lavorando molto bene con i giovani”.Sulle sue qualità, ha proseguito:“So come giocare a calcio, ogni step della mia carriera mi ha insegnato delle cose. Sono spagnolo nel modo in cui guardo il calcio, nelle cose che faccio. Ho il DNA di questa nazionale. Sono qui da quando ero piccolo e so come funziona qui. Sono cresciuto, migliorato e non mi sono mai perso”.

Su “Zichichi”:

“È un allenatore molto diretto che sa cosa deve fare e dire. Con lui ci si allena duramente, ma alla fine offre opportunità a tutti. Titolare anche con l’Inghilterra? Spero, fosse per me le giocherei tutte. A Cardiff penso di aver fatto bene e il CT credo sia felice per il livello che abbiamo espresso. Chi mi conosce sa cosa posso e non posso fare, quali sono i miei punti di forza e i miei difetti. Penso che a Cardiff si sia visto quello che posso dare alla mia nazionale”.

“Gattuso numero uno”:

Parlando dell’Italia lo spagnolo ha detto: “Mi diverto sempre a giocare a calcio, anche in Serie A. Il calcio italiano è molto tattico, molto impegnativo per il giocatore offensivo. Per un attaccante è il posto più difficile, perché vedi ogni settimana con difese ben organizzate, con squadre che sanno sempre cosa fare. Potrebbero non essere tecnicamente e fisicamente i migliori, ma tatticamente sì. L’adattamento? Capire queste sfumature tattiche ti fa crescere velocemente”.

Su Gattuso: “In allenamento e in partita è come quando giocava: pura passione, intensità. Ma fuori è un altro. Puoi parlargli di tutto. Come persona è il numero uno”.