Senso di appartenenza: come si “creano” le bandiere del calcio.

Molte volte vi sarà capitato, di parlare con amici, parenti e colleghi sul perché non esistono più bandiere come Maldini, Zanetti, Totti, Del Piero… Perché nel calcio moderno la permanenza di un giocatore in un club di Serie A è di circa 2 anni (fonte, CIES)?

La risposta è più semplice di quel che sembra, si tratta del “senso di appartenenza“.

Cosa vuol dire sentirsi appartenenti alla propria squadra?

Teoricamente esiste la “percezione” dell’appartenenza e si dice che ci si può sentire appartenenti ad un gruppo per tre diverse ragioni: per vicinanza ( geograficamente parlando), per somiglianza quindi condividere i medesimi valori, per identificazione condivisione di obbiettivi e motivazioni.

Analizzando con questi tre criteri la carriere di Totti, Del Piero e Zanetti vediamo come questi criteri si intrecciano (magari la vicinanza geografica per Zanetti viene meno)e mescolati creino una formula vincente.

A tal proposito abbiamo intervistato in esclusiva C&MT8 Enrica Quaglio, si occupa di  coaching, consulenza e selezione del personale, ed è anche un’esperta della Scuola dello Sport del CONI per cui tiene corsi per dirigenti sportivi ed allenatori.

Fare tanto turn-over conviene?  Quali sono le leve da utilizzare per creare un’identità ?

” Cambiando molto a livello dirigenziale, oltre ad allenatori e giocatori, non riesci a dare continuità ad un gioco, ad un modulo, ad un gameplan. Quando fai molto turn-over non riesci ad avere punti di rifermento”. Prosegue La prima forma di squadra, di identità in una società sportiva, non sono i giocatori che scendono in campo, ma è la dirigenza. Per vedere i risultati di un progetto condiviso da società e squadra servono 5/6 anni”. Nell’era Andrea Agnelli la Juventus ha creato un sistema vincente, solido, per il quale se entri nel meccanismo, ti strutturi e ti migliori“.

Fondamentale quindi individuare i valori identificativi della società e farli condividere a tutti , dal top-player all’allenatore, passando per tutto lo staff e la dirigenza. Per i criteri di selezione è importante che i valori vengano condivisi dal singolo, società e singolo devono essere sulla stessa lunghezza d’onda.

Facile a dirsi, difficile a farsi, nel momento in cui in Italia ci sono società dove i giocatori hanno una permanenza media di 8 mesi, per non parlare dei cambi di allenatore ed ultimamente anche i cambi di proprietà. Questo comporta una crisi di identità che successivamente porta anche a pessimi risultati.