Nations League, Italia bocciata a metà: cosa non va e cosa si può ancora salvare

Nations League Italia / La partita di Bologna contro la Polonia non ha portato i tre punti per la Nazionale Italiana. Nel Ranking FIFA, Zielinski e compagni ci precedono due due posizioni (loro 19°, noi 21°). Al Mondiale, non sono andati affatto bene e sono stati eliminati subito in un girone alla portata. Ma almeno, loro, al Mondiale, c’erano.

Questione di testa

Per questo, nonostante una storia sicuramente più gloriosa, non è certo il caso di buttare via un pareggio. Certo, Mancini avrà ancora moltissimo lavoro da fare, soprattutto sul piano psicologico. Come sempre, giocatori che con i propri club sembrano dei leoni, con la maglia azzurra diventano gattini docili docili. Leggasi alla voce Insigne, forse il giocatore più talentuoso di tutta la squadra ieri in campo, che ha steccato per l’ennesima volta in Nazionale. Si legga anche alla voce Balotelli, che ieri era accompagnato da una condizione fisica molto approssimativa.

Il centrocampo, poi, non è riuscito quasi in nulla di ciò che avrebbe dovuto fare. Poco filtro, impostazione precaria. Jorginho, Pellegrini e Gagliardini faticano, non a caso i giocatori di Roma e Inter non sono titolari fissi nei loro club. La difesa, non malissimo, ma nemmeno una sicurezza imperforabile. Chiellini ruvido ma preciso, Bonucci non benissimo, con qualche svarione in difesa e troppi errori in fare di costruzione. Bene all’esordio Biraghi, che non ha sentito la pressione del momento.

Chiesa e Donnarumma i migliori

Molto bene, invece, Donnarumma, sempre attento e preciso tra i pali. Questa è una notizia che deve darci speranza, perché su Donnarumma si dovrà costruire molto. Come si dovrà costruire su Federico Chiesa, autentico trascinatore delle ultime uscite della Nazionale.

Anche ieri, dopo il suo ingresso, la squadra ha iniziato a carburare di più e non è un caso che il rigore sia arrivato proprio per merito suo. Mai un pallone lasciato andare, ma una giocata inutile. Quello che impressiona, di Chiesa, è la maturità già acquisita da un giocatore di 21 anni, maturità che però non inficia sulla sua voglia di ragazzo di correre sempre e dare tutto.

Insomma, un pareggio, anche se casalingo, non è un risultato da buttare. Si prendano segnali positivi e negativi e se ne tragga insegnamento, così da non rimanere invischiati in un futuro in storie viste e riviste. E’ così che si può ricominciare un ciclo, è così che si deve lavorare.