Juventus: l’inchiesta di Report, i rapporti con la ‘ndrangheta e il bagarinaggio

JUVENTUS: L’INCHIESTA DI REPORT, I RAPPORTI CON LA ‘NDRANGHETA E IL BAGARINAGGIO

Ha fatto molto scalpore l’inchiesta messa in onda su Rai 3 durante la trasmissione “Report”, che ha messo in luce alcuni lati oscuri del mondo Juventus.
Il primo aspetto evidenziato è il forte bagarinaggio organizzato dal nucleo centrale di ultras bianconeri. Secondo quanto rivelato da un ex ultras, Bryan Herdocia, soprannominato “Lo Squalo”, i Drughi rivendono i biglietti di alcune partite anche a 7/8 volte il loro effettivo valore. Le accuse sono rivolte anche alla stagione in corso, con il bagarinaggio che sembra non essere ancora stato estirpato.

MORTE BUCCI

Secondo l’inchiesta anche la morte di Raffaello Bucci, ultras della Juventus deceduto il 7 luglio 2016, sarebbe collegabile a questo fenomeno. Bucci aveva iniziato a collaborare con la Juventus nel 2015 come supporter liason officier ed era coinvolto in una questione di soldi legata al bagarinaggio di biglietti. Secondo quanto riferito nel corso della puntata, sarebbe stato malmenato e avrebbe ricevuto minacce rivolte al figlio poco prima di suicidarsi.

IL LAVAGGIO DI DENARO

Al centro dell’attenzione anche un tabaccaio di Cuneo, dove risulta che in un giorno uno stesso possessore abbia vinto 2111 euro e 200 mila euro in un anno con una serie di ricevute tutte vincenti. Questo potrebbe essere un metodo utilizzato dalla ‘ndrangheta per lavare i soldi. Secondo quanto riferito dal boss Placido Barresi infatti nella questione del bagarinaggio sarebbero coinvolti non solo i tifosi ma anche la mafia.

MAROTTA E IL PROVINO SOSPETTO

Sempre in riferimento ai possibili legami con la mafia è stato messo in risalto il contatto tra Giuseppe Marotta e Rocco Dominello, figlio di un boss della cosca Pesce di Rosarno e capo dei Drughi, noto gruppo ultras della tifoseria bianconera. L’ex direttore generale della Juventus gli avrebbe regalato alcuni biglietti e gli avrebbe garantito di far svolgere un provino ad un giovane, il figlio di Umberto Bellocco, boss della cosca di Rosarno.