Il cammino del Napoli in Champions League con Ancelotti dopo la quinta giornata: quanto ha inciso il nuovo allenatore

Il confronto dopo la quinta giornata di Champions League dei numeri, del gioco e della mentalità di un Napoli che ha cambiato volto grazie a Carlo Ancelotti

Dopo la quinta giornata di Champions League il cammino del Napoli è distante anni luce da quello delle scorse stagioni con Sarri alla guida. All’attivo tre pareggi e due vittorie rispetto alle tre sconfitte e due vittorie dello scorso anno alla quinta giornata.  Di seguito un’analisi su quanto, e come, Ancelotti abbia inciso sulla squadra.

I numeri a confronto

Lo scorso anno i partenopei incontrarono nel Girone F il Manchester City, lo Shaktar Donetsk e il Feyenoord. Il Girone C di quest’anno è risultato sulla carta sicuramente più impegnativo, completato da Paris Saint-Germain, Liverpool e Stella Rossa, con le prime due favorite al passaggio del turno al momento dei sorteggi.
Se si va ad analizzare i numeri collezionati dopo la quinta giornata di Champions League si capisce già quanto sia profonda la differenza di mentalità e di gioco di mister Maurizio Sarri e di Carlo Ancelotti. Infatti con il primo il rapporto gol fatti/gol subiti era 10/9 in due vittorie e tre sconfitte, con il secondo 7/4 in due vittorie e tre pareggi.

Il gioco

Il Napoli in Champions League con Ancelotti è una squadra molto più attenta a livello difensivo e capace di essere devastante in attacco, ma solo quando serve.
Una manovra avvolgente che non ha più al centro del gioco l’attaccante di riferimento come in passato, ma che fa del collettivo e un pizzico di individualità l’arma più letale. Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Con Sarri le gerarchie facevano sentire più o meno importanti i giocatori, Maksimovic ne sa qualcosa. Nelle coppe tanto turnover e se si vinceva, tanto di guadagnato.
“Il calcio è semplice, vincono i migliori” è quanto afferma invece Carletto; infatti sono i migliori a giocare, chi sta meglio, chi corre di più, chi attacca la profondità quando serve, chi è più adatto alla squadra da affrontare. Questi sono gli altri indicatori di quanto il tecnico emiliano abbia inciso su un organico che essenzialmente non ha cambiato gli interpreti, ma la mentalità.

La mentalità

Ultima, ma non per importanza, è la nuova mentalità che ha infuso Carlo Ancelotti al suo Napoli, a tutta la società non solo ai giocatori. Si può dire… un po’ come CR7 alla Juventus. Forse De Laurentiis non scherzava quando diceva che il loro Ronaldo fosse proprio Ancelotti.
Da quando è arrivato, poche chiacchiere e tanti fatti. Meno alibi, meno scuse, più duro lavoro fatto di sacrifici, condivisione di gioie, dolori ed umiltà. Come tanti hanno sottolineato, è cambiata la personalità dei giocatori, dal loro modo di approcciarsi alle gare fino a quello di rispondere alle agli arbitri e… alle telecamere.
Può essere “solo” questo quello che serviva al Napoli per colmare quel famoso gap con le grandi? Al momento non si può sapere, ma quel che è certo è che la formula di Ancelotti in Champions League sta funzionando.