I maestri del calcio: Arrigo Sacchi

Nella storia del calcio si ricordano diversi allenatori bravi, altri meno bravi e qualche sporadico fenomeno. Poi ci sono gli allenatori che hanno cambiato la storia di questo sport e si contano sulle dita di una mano. Arrigo Sacchi è stato uno di questi, il suo calcio era una miscela straordinaria di estetica e concretezza ma soprattutto era un calcio diverso da come tutti l’avevano pensato fino ad allora.

Si dice che i visionari costruiscano ciò che i sognatori immaginano ed il “Profeta di Fusignano” incarna appieno questa definizione. Un’idea rivoluzionaria, quella dello spettacolo contro il risultato ad ogni costo, della tattica maniacale come fine e dell’esercizio costante come mezzo, messa in pratica da una squadra di fenomeni.

Sacchi fin dai suoi esordi in panchina ha demolito tutti i paradigmi esistenti fino a quel momento con una forza tale che può essere paragonato solo a Copernico, seppur in un ambito completamente diverso. L’allora tecnico del Milan ha gettato le fondamenta per il calcio moderno ed è tuttora studiato da tutti i più grandi allenatori che ne riconoscono la grandezza e ne accettano i concetti fondamentali, per poi svilupparli ognuno a modo proprio.

LA CARRIERA

Il percorso da allenatore di Sacchi non è stato subito in discesa. Anzi, la gavetta non è stata indifferente e ha contribuito a farlo diventare quel grande personaggio che è passato alla storia. Comincia ad allenare nella Primavera del Cesena, che porta alla conquista dello scudetto, per poi passare alla guida del Rimini in Serie C1. Da qui va ad allenare le giovanili della Fiorentina e successivamente il Parma, dove spicca definitivamente il volo.

Il suo gioco, infatti, piace a Silvio Berlusconi e nel 1987 arriva la chiamata del Milan. In rossonero Sacchi si impone fin dall’inizio con i suoi metodi d’allenamento e con un rivoluzionario 4-4-2. I risultati in un primo momento non gli danno ragione ma a poco a poco la squadra cresce e a fine anno conquista lo scudetto. L’anno successivo il campionato va leggermente peggio (3° posto), ma i rossoneri vincono la Champions League nella storica finale contro la Steaua Bucarest. Nella stagione 1989-1990 la squadra deve cedere il passo al Napoli in campionato, perde la finale di Coppa Italia contro la Juventus e conquista la seconda Champions consecutiva contro il Benfica per 1-0. Nel 1990-1991 arriva un altro secondo posto in campionato e a fine anno Sacchi decide di abbandonare la panchina del Milan a causa dell’eccessivo stress.

In autunno il “Profeta di Fusignano” diventa quindi commissario tecnico della Nazionale italiana, un ruolo da lui considerato meno logorante. In Azzurro si qualifica ai Mondiali di Usa 1994, in cui dopo una faticosa cavalcata arriva in finale e la perde ai rigori contro il Brasile anche a causa del famoso errore di Roberto Baggio. L’avventura in Nazionale si protrae fino agli Europei del 1996 (eliminazione ai gironi), quando Sacchi dà le proprie dimissioni.

Il suo finale di carriera lo vede protagonista di tante piccole avventure poco degne di nota e tendenzialmente brevi. Prima torna al Milan per alcuni mesi, poi va in Spagna all’Atletico Madrid prima di chiudere definitivamente nel 2001 con il suo amato Parma.