ESCLUSIVA – Ivan Ambrosio, un sognatore in Inghilterra:”Ho lasciato tutto ciò che avevo per un volo di sola andata, con un sogno a farmi compagnia”

Lasciare casa, famiglia, amici, relazioni per un volo solo andata verso Londra. Un sogno, un grande sogno l'unica cosa a farti compagnia, riposto delicatamente all'interno della valigia. Tutto questo per un motivo ben preciso: il calcio inglese, o meglio 'football'. Questa è la storia di Ivan Ambrosio, un sognatore che ce l'ha fatta!

Ha lasciato famiglia, relazioni, amici per partire da solo alla volta di Londra. Con se una valigia e i sogni, tanti sogni. Ora ha visitato più di 300 stadi e vissuto più di 100 partite sulla pelle, tutto questo nel Regno Unito. Lui è Ivan Ambrosio: un sognatore con un’infinita passione per il ‘football‘, una passione che ha deciso di condividere con tutti noi.

L’intervista di Ivan Ambrosio

Oltre 300 stadi visitati e 100 gare vissute sulla pelle, tutto questo nel Regno Unito. Da dove è nata questa passione in generale, ma in particolar modo per il calcio inglese?

Non so spiegare il momento preciso in cui questa magia è nata. So solo che ho sempre amato questa Nazione, mi sono sempre sentito parte del Regno Unito. Quando vedevo le partite in tv, e potevano anche essere di qualsiasi lega minore, ripetevo a me, ai miei amici e ai miei genitori che prima o poi avrei vissuto quegli stadi e quelle realtà sulla mia pelle. Era la semplice passione e curiosità che ho sempre voluto vivere. Fortunatamente ad oggi posso dire di esserci riuscito. 

Tu hai vissuto in Italia fino a che ad un certo punto la tua vita ha preso una svolta. Ci racconteresti come è andata, il primo viaggio e le difficoltà?

Ho vissuto in Italia fino a 19 anni, quando ho deciso di lasciare tutto quello che avevo: la scuola, il calcio, la mia ragazza, la casa, la famiglia. Ho preso un biglietto di sola andata per Londra con la speranza di diventare un calciatore in Inghilterra, visto che inizialmente il mio sogno era quello. Purtroppo dopo circa un mese mi sono reso conto che le cose non stavano andando per il verso giusto. Sono partito in modo molto disorganizzato, dato che era la mia prima volta all’estero e non avevo la minima idea di cosa volesse dire vivere fuori casa. Non conoscevo la lingua, i posti, le persone. Avevo solo il desiderio di partire, esplorare, mettere in gioco la mia vita ed inseguire i miei sogni. Ci ho provato, ma ho fallito ed è stato difficile. 2 anni dopo, però, quando sono tornato nel Regno Unito decisamente più organizzato la mia vita ha preso una strada completamente diversa. Posso dire che il fallimento è stato quello che mi ha cambiato, attraverso quello ho capito cosa volevo realmente. Le difficoltà sono la cosa migliore per farci capire la voglia che abbiamo di rincorrere e raggiungere i nostri sogni.

Tantissime partite viste, ma qual è quella che non dimenticherai mai e che vorresti rivivere?

Ho assistito a tantissime partite e ad oggi, dopo aver vissuto per la seconda volta il Leeds United, posso dire che è questa la squadra che vorrei rivivere quanto prima sulla mia pelle. La penso allo stesso modo anche di Newcastle o Barnley, e ovviamente l’Old Trafford che rimane sempre emozionante. Il primato della classifica, però, non può che andare al Leeds.

Insomma, possiamo dire che gli stadi inglesi li conosci eccome. Secondo te qual è la differenza sostanziale con l’Italia e, soprattutto, cosa ci manca
per raggiungere quel livello? 

Secondo me la grande differenza è che in Italia manca la cultura: nel Regno Unito il calcio è una religione, tutto gira intorno a quello. Non interessano i risultati o la lega, qui amano la maglia e andare allo stadio è come andare in chiesa. Semplicemente è una cultura totalmente diversa. Gli inglesi sono nati con il calcio e moriranno con il calcio!

Spesso si dice che i giocatori siano aiutati dalla tifoseria e tu di quest’ultime ne hai incontrate. Quanto incide il supporto del pubblico e il clima dello stadio sulla prestazione?

La tifoseria incide tantissimo. Il pubblico è il dodicesimo uomo in campo e quelle di Leeds, Burnley o Newcastle sono le tifoserie più calde che abbia mai vissuto. Posso ricordare che chi giocava all’Upton Park era come se partisse già in vantaggio. Tutto questo è meraviglioso e il pubblico è un fattore fondamentale, davvero fondamentale nel calcio.

Tu ami definirti un sognatore, un sognatore che ce l’ha fatta con tanti sacrifici. Un consiglio a tutte le persone che sognano di fare quanto intrapreso da te?

Amo definirmi un sognatore, ma non dimentico che sono una persona che lavora sodo per realizzare i propri sogni. Mi metto in gioco, affronto di petto le difficoltà e non ho mai paura di fallire. Non bisogna avere paura di fallire, perché attraverso il fallimento si ottengono le migliori esperienze e i migliori insegnamenti. Quello che posso consigliare alle persone è di crederci, di combattere per i propri sogni, di combattere per ciò che si ama e di conquistare quello che realmente si vuole. Andate incontro alle cose e la vita, fidatevi, vi aiuterà. Credete fortemente nei vostri sogni, senza mai dimenticare di lavorare duramente. 

Uno dei viaggi più stancanti che tu abbia mai fatto?

Onestamente sono tutti, tutti stancanti. Si tratta di stare in strada per 15-16 ore, mangiare cibo del supermercato, aprire un panino con le mani e riempirlo al volo. Bere mentre si cammina, senza mai avere il tempo di fermarsi. Sono tutti estenuanti ma tutti meravigliosi. Le fotografie sono la prova che per quanto tutto sia massacrante, tutto sia impagabile ed è la cosa più bella che ci sia. Dopo un grande sacrificio arrivano grandi soddisfazioni. 

La squadra a cui sei maggiormente affezionato, considerando tifoseria e tutto il suo complesso?

Direi di nuovo il Leeds, forse anche perché la ho rivissuta proprio oggi, ma è una delle realtà più belle a parer mio. E’ uno dei club che ho più a cuore di tutti perché i tifosi amano la loro squadra, la loro città, il football e la loro passione è davvero unica.

Quali sono le emozioni che provi ogni qualvolta ti trovi a sfogliare il tuo diario di viaggio, rivivendo attraverso fotografie il tuo percorso? 

Grazie per la bellissima domanda. Provo emozioni forti, alcune volte rileggo i miei racconti ed onestamente mi viene da piangere. Scendono lacrime di emozione, felicità, tristezza ma aver vissuto tutto questo mi ha cambiato totalmente la mia vita. Sono tutte delle storie incredibili. Ringrazio il Signore per tutto quello che ho, che ho fatto e che mi auguro di poter fare domani. 

Stai scrivendo un libro riguardo questo tuo grande viaggio. Puoi dire quando uscirà e da dove è partita questa idea?

Visitando gli stadi vuoti, più di 300, avevo capito che la mia passione era colmata. Si era colmata la passione di Ivan Ambrosio, dell’Ivan sognatore e amante di tutte le squadre inglesi. Quando sono andato a lavorare al progetto del libro, mi sono reso conto di aver troppo poco da raccontare. Se avessi voluto trasmettere qualcosa alle persone, avrei dovuto colmare anche la loro di passione e non più soltanto la mia. Quindi lo scorso settembre mi sono rimesso in gioco, assistendo a circa 80 partite in pochi mesi così da vivere nuove emozioni in grado, con il libro, di fare emozionare anche i lettori. Dovrebbe uscire entro la fine del 2019, mi sto impegnando per portare a termine gli ultimi viaggi e poi sarò pronto per concentrarmi a riguardo.

Ringrazio Ivan Ambrosio per la gentilezza e disponibilità. Lo ringrazio per aver raccontato una storia da brividi che, personalmente, ci ha fatto davvero venire la pelle d’oca. Ecco qualche suo scatto!