Alle spalle tanta esperienza, un eccellente passato da calciatore ed una vita vissuta sempre a mille. Si racconta così Domenico Marocchino. L’ala, ex tra le altre di Juventus e Bologna, in campo e fuori ne ha vissute tante. Contattato direttamente dalla nostra redazione, l’ex calciatore non ha esitato a parlarci di quella che è stata la sua esperienza col pallone tra i piedi e non: il tutto con la solita originalità che lo contraddistingue. Tra la sfortunata finale contro l’Amburgo, passando per le bellezze di Bologna fino ad arrivare al presente. Domenico Marocchino si racconta e lo fa in esclusiva per Calcio&MercatoT8.

ECCO DI SEGUITO RIPORTATA LA NOSTRA INTERVISTA:

COSA LE MANCA DEL CALCIO GIOCATO?

La gioventù, si, mi manca proprio quella. Avere 60 anni non è lo stesso che averne 20 e correre per un campo di calcio. Mi manca la felicità ed anche la sensualità che il calcio può dare, ma anche la fisicità. Il calcio è bello perché è fatto coi piedi. Eh si, è più ad ampio raggio rispetto agli sport fatti con le mani. Un discorso è fare una cosa con le mani, l’altro con i piedi. Si rimane molto più scioccati a vedere uno che dipinge con i piedi, piuttosto a vederne uno che lo fa con le mani.

IN QUELLA FAMOSA FINALE DI ATENE DEL 1983 (Champions League, Juventus-Amburgo 0-1, ndr) COSA É MANCATO ALLA JUVENTUS?

A mancare è stato il partire svantaggiati, cioè non come favoriti. Secondo me quello ha avuto la sua importanza, poiché partire da svantaggiati. Partendo da svantaggiati è possibile ribaltare il pronostico, mentre partendo da favoriti puoi essere anche più bravo ma non fai il conto con gli stimoli degli altri. Quella è una cosa che è mancata, ma anche altro a livello tecnico. Determinante è stata anche l’assenza di Furino, avrebbe fatto comodo.

COSA RICORDA CON PIÙ PIACERE DELLA SUA ESPERIENZA A BOLOGNA?

Bologna è una città meravigliosa. In questa città è nato mio figlio ed è una città splendida, inoltre mantiene una sua certa ironia. Lo si è visto a Sanremo con lo Stato Sociale, ma lo si vede anche in Lucio Dalla e negli altri cantautori bolognesi. Un posto bellissimo, a prescindere dal calcio.

RISPETTO AGLI ANNI PASSATI COL PALLONE TRA I PIEDI, IN COS’É CAMBIATO DOMENICO MAROCCHINO?

Bella domanda! A primo acchito direi niente. Sicuramente un pò di fatalismo, una volta succedeva una cosa potevi benissimo dire che è stato un caso anche dopo e ripeti sia un altro caso. Per un calciatore è difficile staccare perché si tratta di smettere di una cosa iniziata come un gioco, che è diventata una professione ed ovviamente è difficile trovare qualcosa che gli somigli dopo. Si può trovare, non è detto, ma non è facile trovare un qualcosa che ti dia le stesse sensazioni. Non so in cosa sono cambiato. L’ironia però mi è rimasta. Possiamo dire che è cambiato il fatto che è rimasto qualcosa e non sono cambiato in niente.

FONTE FOTO: footballisnotballet.com

 

 

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Giacomo Principato

18 anni. Aspirante giornalista sportivo. Ha collaborato e collabora per varie testate e blog. Scrive di calcio tra analisi, aneddoti e considerazioni più o meno condivisibili. Amante del bel calcio. Obiettivi futuri: migliorare di articolo in articolo. Più che rincorrere i sogni preferisce acciuffarli passo dopo passo!
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18 anni. Aspirante giornalista sportivo. Ha collaborato e collabora per varie testate e blog. Scrive di calcio tra analisi, aneddoti e considerazioni più o meno condivisibili. Amante del bel calcio. Obiettivi futuri: migliorare di articolo in articolo. Più che rincorrere i sogni preferisce acciuffarli passo dopo passo!

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