E adesso diteci che è solo un gioco

Il calcio è un gioco? L'interrogativo si protrae imperterrito sin dalla propria creazione. Partendo dalla settimana europea delle nostre italiane, analizziamo il perché del fatto lo sport più amato del mondo altro non è che un imprevedibile gioco.

Mi sono preso del tempo, non avevo altra scelta. Non è facile scrivere razionalmente di ciò che irrazionale è. In quest’ultima settimana ne sono successe di cose. Tra di voi lettori qualcuno avrà perso una chiave, un altro trovato l’amore e nel frattempo Roma, Juventus e Lazio hanno affrontato i propri impegni europei. Bene, concentriamoci su di essi. Per farlo bisognerà partite da un concetto che più in avanti rivedremo, ossia il seguente: il calcio è solo un gioco? Io credo proprio di sì. Parere contrastante con quello di mille altri il mio. Eppure la forza dei fatti sarà testimone della mia tesi. A quali avvenimenti mi riferisco? Alla settimana europea vissuta dalle nostre tre italiane. Analizziamo le loro gare e dopodiché estrapolerò la mia tesi.

MIRACOLO GIALLOROSSO

La città di Roma non vedeva un impresa del genere da secoli. Erano gli anni dell’Impero, dei grandi imperatori, delle conquiste del mondo conosciuto e della semifinale di Champions League. Quest’ultima, tra le varie imprese, che ci crediate o no è quella più inattesa. In seguito alla pesante sconfitta del Camp Nou il solo pensare di ribaltare il risultato al cospetto del Barcellona pareva utopico. Nel Medioevo l’avrebbero chiamata eresia, e Di Francesco starebbe ancora ardendo nel fuoco giallorosso. Le stesse fiamme che hanno avvolto la formazione catalana ospite dello Stadio Olimpico. Prima Dzeko, poi De Rosi su rigore ed infine Manolas abbattono i fantasmi del recente passato e danno in mano al popolo la gioia di uno storico risultato. Nota doverosa per mister Eusebio Di Francesco, l’uomo più criticato rischia di diventare il condottiero di un sogno a cui bisogna credere. La nuova sfida porta il nome del Liverpool, famelici e repentini inglesi guidati dall’ex Salah e dalla furia di Klopp. In mezzo talento e sostanza, sebbene la difesa non sia invincibile. L’arena li attende.

RABBIA E RIMPIANTO BIANCONERO

Nel manto erboso del ‘Santiago Bernabeu‘, va in scena la serata quasi perfetta. Protagonista una splendida Juventus che crede fermamente nell’impresa e due volte con Mandzukic ed una con Matuidi raggiunge lo 0-3 che consentirebbe di rinviare ai supplementari le pratiche qualificazione alle semifinali. In mezzo le ottime parate di Buffon, una traversa di Varane e la solidità difensiva torinese. Come dicevamo però, c’è un quasi a rovinare l’impresa. Bensì un calcio di rigore – per alcuni dubbio per altri sacrosanto – assegnato al Real Madrid. In conseguenza di ciò si scatena la baraonda con proteste, tentativi di sabotaggio alla lunetta di rigore e Buffon espulso per proteste. Sul pallone si avventa il solito Cristiano RonaldoSzczęsny indovina il lato, ma l’epilogo è sempre il solito. Il portoghese esulta e la Vecchia Signora va su tutte le furie. Agnelli e Allegri inneggiano alla VAR ed alla sua introduzione anche in Europa. Sempre in mixed-zone Buffon inveisce, pesantemente, ai microfoni della stampa eppure un abbraccio di Cristiano Ronaldo calma un attimo la tensione. Il risultato parla in spagnolo, nulla da fare per l’italiana. Resta il rimpianto di un andata gettata al vento. Qualche accorgimento tattico o una maggiore lucidità nella notte di Torino, ci avrebbero permesso di raccontare una storia dall’epilogo diverso.

HARAKIRI BIANCO-CELESTE

Nella storica Salisburgo, la parte azzurra di Roma viene sconfitta dai propri stessi errori. In seguito ad un andata dominata e gestita con un rocambolesco tanto convincente 4-2, la Lazio di Simone Inzaghi non è stata in grado di centrare l’approdo alle semifinali di Europa League. Triste risultato per i bianco-celesti rei di aver reso vani gli sforzi dell’andata con la sconfitta per 4-1 sul campo degli austriaci. Nonostante l’iniziale vantaggio di Ciro Immobile, la rosa romana subisce quattro reti nel giro di poco più di venti minuti. Laziali che compiono così uno struggente harakiri che li costringe a tornare a casa a mani vuote. Squadra che paga la leggerezza del ritorno e la forza dei padroni di casa, autori di una buona prova al cospetto di una spaesata Lazio. Onori e qualificazione che vanno al RB Salisburgo.

IL CALCIO È UN GIOCO

Il gioco della sorte, del caso e dell’incredibile. Il calcio è questo. In molti lo chiamano sport, ma non lo è. Si tratta bensì di un incredibile manifestazione in cui nulla è certo. Tutto può essere ribaltato, cambiato e poi di nuovo ribaltato. Il gioco dell’imprevedibilità e del ‘tutto è ancora incerto’. Al suo interno vi saranno anche ingranaggi strani, fattori determinanti e vari ma l’essenza del gioco c’è eccome. Ci diverte, ci possono giocare tutti ed oltretutto è inaspettato. Tra le tante cose che questa settimana ci ha quindi insegnato, annoverate anche che il calcio è un gioco. Inaspettato, crudo e strepitoso.

Lo abbiamo inventato così perché ci piace e ci diverte. Alle volte potrà sembrarci insensato, come un opera d’arte che non ci attira ma che ha al suo interno profondi significati. Come un giocattolo dal quale non vogliamo e non riusciamo a separarci. Non è il nostro sport, ma solamente il nostro splendido gioco. Un insana passione ci spinge a viverlo al massimo, come matti giocherelloni amanti dell’imprevedibile.