C’era una volta Pippo Inzaghi

Il ruolo del centravanti è quel ruolo che solo un folle può interpretare. Chi mai vorrebbe avere in mano le redini dell’attacco di una squadra, sapendo che dovrà esser lui a trascinare quel club alla vittoria? Ecco, appunto, un folle. Di folli nel calcio, fortunatamente, ce ne sono. Questi folli, per noi, sono degli dei, i nostri idoli, quei giocatori egoisti, con un senso del gol incredibile e con una velocità e una precisione fuori dal comune. Uno di questi era Filippo Inzaghi, il nostro caro Pippo.

Una vita da centravanti:

Come faceva quella canzone? Ah, si:

una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì

Ligabue descriveva il ruolo del mediano come un ruolo generoso e utile nella mischia del centrocampo, utilizzandolo come metafora della vita. Ecco, Pippo era il contrario. Pippo era egoista egoista, ma senza volerlo. Quel numero 9 era l’unica cosa che gli avversari riuscivano a vedere di Inzaghi, visto che lui puntava solo la porta. A lui non interessava curare i dettagli di un’azione, non gli interessava indietreggiare, lui rimaneva lì e attendeva pensieroso la palla decisiva, la palla che al 100% sarebbe finita dietro la schiena del portiere avversario. Ligabue diceva che il mediano era utile nella mischia del centrocampo, ma Pippo il centrocampo lo conosceva poco e niente. Si, ma lui non conosceva neanche la mischia, perché, se scattava verso la porta, non c’era più nulla da fare, era goal e basta, ovviamente gol suo, perché non l’avrebbe mai passata.

Una vita da egoista:

Come continuava quella canzone? Ah, giusto:

una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai
finche ce n’hai
stai lì

La vita da mediano è condita da fatica e generosità, da piedi discutibili e da lotta in centrocampo. Beh, il nostro caro Filippo non sa cosa significhino queste parole, anche perché lui proprio non sa cosa possa essere la generosità, lui segnava e basta, non faceva assist. E chi se la scorda quella sfida contro il Venezia, ai tempi della Juventus, quando l’attacco doveva dividerlo con il fantasista Del Piero, anche se in quella partita l’unica fantasia di Pinturicchio fu il goal. Nonostante avesse segnato su rigore, Alex aveva “sprecato” tre occasioni, ma non perché fosse stato lui a sbagliare, ma perché Pippo mica gliela passava o gliela lasciava! E chi se la scorda la sfida Italia-Repubblica Ceca! Simone Barone sta aspettando quel pallone dal giugno del 2006, mentre Inzaghi si sogna ogni notte quella fantastica smarcatura al caro vecchio Petr Cech, ricordandosi di non aver più giocato dopo quel match. Che poi, pensandoci, le bestemmie le tirarono Del Piero prima e noi italiani poi, ma alla fine entrambi abbiamo esultato, perché uno come Filippo non sbaglia!

Pippo Inzaghi, un centravanti

inimitabile:

È inutile disperarsi, Pippo è così, ma Pippo segna comunque. Ci manchi, Filippo, manchi ad un calcio ormai povero di centravanti come te, che non avevi paura di sbagliare e soprattutto non avevi paura delle critiche